GIORNO 3 – DA KHOROG A LANGA

Si riprende la strada sterrata lungo il fiume Panj. La valle è stretta, il versante tajico è roccioso e imprime forza alle acque che crea forti rapide. Dopo alcune decine di chilometri la valle si allarga e il fiume scorre in modo più regolare disegnando delle grandi esse. Dopo oltre un’ora di viaggio arriviamo alle hot springs di Bibi-Fatima. L’acqua calda sgorga dalle rocce depositando del calcare bianco. Nel corso dei millenni, e qualche piccola modifica apportata dagli umani, si sono create due grandi vasche dove uomini da una parte e donne dall’altra si bagnano in totale nudità. Riprendiamo il cammino per arrivare a Ishkashim dove veniamo accolti da vigili in camicia bianca, cravatta scura e cappello d’ordinanza. Eleganza e stile certamente non normale a queste latitudini. Pausa pranzo e di nuovo in auto. Ora ci dirigiamo verso Est lungo la valle del Wakhan. Sosta in prossimità del castello Qah qaha Fortness, i ruderi sono pressoché inesistenti ma dall’alto si domina una spettacolare vista sulla valle. Sulla destra, dietro il primo versante di montagne afgane, spuntano vette innevate che superano i settemila. La strada in alcuni punti è strettissima e il fondo sempre molto sconnesso ma la vista sullo Hindo Kush è straordinaria. Appaiono e scompaiono grandi massicci, monti a forma triangolare o piramidale con le cime bianche. Ora riusciamo a vedere anche le vette pakistane in quanto l’Afganistan in quell’area è praticamente una sottile striscia larga poche decine di chilometri. Lasciamo la strada principale per salire verso il castello di Yamchun. La strada sterrata è strettissima, l’incrocio con altre auto è piuttosto complicato. Siamo oltre i 3.100 metri e l’aria si fa più fresca, la vista spettacolare. Di fronte a noi si erge una bellissima struttura che ha origini sin dal III secolo ac. e che domina la valle. Percorrendo un ponte metallico si entra nell’area del castello. Dalle torri la vista è impagabile: di fronte le montagne afgane e pakistane e sulla sinistra la verde valle del Wakhan. Saliamo ancora un poco, io sono seduto sul lato esposto e affacciandomi al finestrino dell’auto vedo solo 7/8 cm di margine. Arriviamo presso un’altra fonte d’acqua calda dove i ragazzi si fanno un bagno. La discesa è altrettanto ardua e riprendiamo la strada sempre verso oriente. Sono già le sette e il sole è abbondantemente dietro le montagne, arriviamo a Langa, un piccolo villaggio sul fondo valle. Ci fermiamo in una prima guest house ma è già tutta occupata, la seconda non offre più letti. Qualche attimo di smarrimento, si riparte o si accetta di dormire alla tajika? Vince la seconda tesi. Prendiamo così possesso di una grande sala con un tavolo al centro sormontato da un lucernario dal quale entra un po’ d’aria fresca. Tutto intorno al tavolo larghe panche di legno coperte da tappeti. Attorno al tavolo mangeremo e passeremo la notte dormendo su tappeti e coperte. Menù ripetitivo: zuppa e riso con pollo, ma la compagnia è piacevole. Alla fine per dormire ci dividiamo: la tedesca dorme in giardino, quattro ragazzi in un’altra camera, io dormo con i giapponesi. Quando ho indicato il mio posto letto il proprietario mi dice che quello era il posto di suo nonno e quindi è giusto che sia il mio, sono l’unico nonno della compagnia. Secondo le tradizioni locali la famiglia dormiva nello stesso stanzone stesa su queste strutture di legno e tappeti. Un lato della stanza è più alto perché al di sotto era alloggiata una stufa a legna che riscaldava l’ambiente e faceva anche da cucina.

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