IN DIREZIONE DI JALAL-ABAD

Alla stazione dei bus di Osh tutto sembra facile. Ci arrivo in taxi, vado allo sportello per pagare, i mini-bus sono tutti allineati pronti per partire. Mi indicano quello per Jalal-Abad, valigia nel bagagliaio e salgo, i posti sono quasi tutti occupati. L’unico libero è in fianco a una giovane signora velata con un bambino. Siamo così vicini che c’è il rischio di avere un contatto fisico, per lei è troppo pericoloso. La signora si rivolge ad un ragazzo e gli chiede di scambiare il posto. Così va meglio e si parte. Io sono seduto in senso contrario rispetto alla direzione di guida così mi godo lo spettacolo dei passeggeri. In particolare osservo con attenzione l’universo femminile che sta davanti a me. Proprio di fronte ho due signore, si assomigliano, dovrebbero essere sorelle. Sembrano arrivare dal secolo scorso, foulard sulla testa alla “russa”, abiti larghi e colorati ma sotto si vedono spuntare dei pantaloni neri. A sinistra una signora islamica col velo che copre capelli e collo, una spilla blocca tutto il sistema. Poi ci sono due giovani madri in stile “arabo”, gonne lunghe e larghe e il velo che non fa trasparire un capello. Però c’è anche una mamma moderna con il bambino, senza velo, abito con pantaloni. In fondo al pullmino una giovane ragazza flirta col suo fidanzatino. Si sfiorano, poi si mettono mano nella mano, cellulare sempre a disposizione, chiacchiere e qualche risata. Un bel quadretto. E per concludere il panorama c’è la ragazza seduta alla mia sinistra. Molto carina, potrebbe essere una modella. Bleu jeans, un’elegante canotta bianca sbracciata, orecchini e auricolari nelle orecchie. Sempre immobile, non parla, non sorride. Insomma, un caleidoscopio di figure che mi fanno pensare che tutto ciò può coesistere e che però il mondo cambia anche senza volerlo. Nel frattempo la strada prima attraversa zone rurali poi sale su alture prive di vegetazione. Superato un passo si scende tramite ampi curvoni e ci si ritrova di nuovo a percorrere un altopiano. Jalal-Abad è una città dai grandi viali percorsi da un vento caldissimo che si intiepidisce solo verso la notte. Per me è solo una tappa di trasferimento verso le montagne.

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