OSH, LA CITTA DELLE CINQUE ROCCE

Dopo circa due anni ritorno ad Osh e ritrovo il caldo, ritrovo le cinque rocce che dominano la città ma la famosa statua di Lenin è sparita. Che l’abbiano rubata? Difficile portarsi via una statua di 23 metri. No, semplicemente nel giugno dello scorso anno è stata rimossa dalle autorità locali. La statua di Lenin, eretta nel 1975, rappresentava una sorte di provocazione nei confronti dei palazzi governativi, non più sovietici, che sorgono proprio in fronte. Al posto della statua c’è un enorme paravento e di fronte una enorme bandiera kirghisa che domina l’intera piazza. La volta scorsa presi l’albergo su un viale centrale. Smog, rumore e traffico dominavano. Stavolta la scelta, quasi casuale, è ricaduta sul Cube House. Moderno, di piccole dimensioni, gestione famigliare ma purtroppo qui si parla solo il russo. Dal terrazzo si domina la città, le rocce del Suleiman Too, il Parco Petrovsky che ospita la cattedrale ortodossa dedicata a San Michele, ma soprattutto un lungofiume molto animato, specialmente dopo il tramonto, perché fa parte di un grande Luna Park. Attrazioni illuminate, una grande ruota, chioschi di bevande e gelati, zucchero filato e lungo il fiume scorrono automobiline illuminate. Un sopralluogo alla stazione dei bus è indispensabile, voglio essere sicuro di poter partire domani per Jalal-Abad. Rassicurato dal personale molto gentile pranzo presso un ristorante afgano. La specialità della casa è una specie di tasca di pasta di pane ripiena di carne. Cipolle crude ed un brodino completano il servizio. Ritorno a visitare il Suleiman Too ma il caldo è davvero eccessivo. Giusto il tempo per scattare qualche foto e poi è meglio rientrare al fresco dell’aria condizionata dell’albergo.

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