Viali alberati e fresche fontane caratterizzano il centro di Dushambe. Fino a cento anni fa era un piccolo villaggio con un attivo bazar ma l’arrivo della ferrovia sovietica nel 1929 l’ha trasformato nella capitale del Tajikistan, repubblica diventata indipendente nel 1991. Il viale Rudaki, la principale arteria della città, la attraversa da Sud a Nord. Il viale ha alberi su entrambi i lati ed anche lungo lo spartitraffico centrale che si trasforma così un infinito giardino pubblico. La sera, con l’arrivo del buio, migliaia di archi luminosi creano un lungo tunnel illuminato. In pieno centro si apre la Maydani Dusti, la piazza dell’amicizia. Attorniata da palazzi istituzionali è dominata da un altissimo arco dorato che fa da cornice alla statua di Ismoil Somoni, fondatore della dinastia dei Samanidi, vissuto nel X secolo. Dietro la base di marmo rosso ha inizio una lunga serie di getti d’acqua. Il Parco Rudaki è il polmone verde della città, molto fitto, ricoperto di piante e fiori, tutto ben tenuto e innaffiato. Nel centro del parco l’ennesima fontana e la statua del poeta persiano Abu Abdullah Rudaki circondata da un arco a semicerchio con mosaici policromi. Dushambe ha qualche interessante museo, aree verdi e fontane ma non sembra essere una grande attrazione turistica. Ma allora perché andarci? Perché è la base per interessanti escursioni verso i monti Fan e l’Iskander Kul (lago) a occidente, in direzione di Samarcanda, ma soprattutto per la Strada del Pamir e la valle del Wakhan che rappresentano il mio percorso dei prossimi giorni.


E il viaggio per le strade del mondo ricomincia. Buona vita amico mio.
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