Avevo chiesto alla signora di trovarmi una macchina per Kochkor e, proprio quando sembrava di aver perso ogni speranza almeno per quella giornata, sento dire “Oscar there is a car”, “When?”, “Now”. In cinque minuti raccolgo tutte le mie cose e mi caricano la valigia sul pick-up. Dopo aver pagato il conto Macon mi abbraccia calorosamente, la moglie e la figlia mi stringono la mano con dei grandi sorrisi. Probabilmente sono stato un ospite gradito. Sul pick-up trovo tre bambini seduti sui sedili posteriori. E’ chiaro che non si parte immediatamente. La prima sosta è presso un altro yurta camp, i bambini scendono mentre l’autista chiacchiera con tutti. Ci si sposta di qualche centinaio di metri e proprio in riva al lago si fa un’altra sosta presso un camp molto turistico. Sento un gruppo elettrogeno in funzione, vedo le toilette all’interno di una moderna costruzione, una sistemazione a cinque stelle ma niente nomadi. Noto però anche tante biciclette buttate per terra, tutte ben attrezzate con tanta elettronica. Vedo anche un telone bianco con la scritta CP1. Questo yurta camp è il punto d’arrivo della prima tappa della Silk Road Mountain Road 2026. Si tratta di una prova ciclistica che ha dell’incredibile: circa 2.000 chilometri di percorrenza suddivisi in 14 giorni, circa 35.000 chilometri di dislivello. Un percorso terribile da effettuare in solitaria e senza supporto. Da Talas, nel Nord del paese, a ridosso del confine col Kazakistan, fino a Cholpon Alta, località sul lago Issyk Kul. La gara non ha premi e non interessa l’ordine d’arrivo, l’obiettivo è quello di arrivare entro il tempo massimo previsto per ogni tappa. Praticamente una gara non competitiva ma destinata solo a super-atleti. Lasciamo i ciclisti al meritato riposo e noi partiamo. La pista costeggia il lago tra pascoli e yurta camp per poi svoltare a destra in direzione di Kochkor. Si scende d’altitudine e ritorna l’asfalto. L’autista mi accompagna davanti ad una guest house che ha una camera libera, perfetto. Semplice ma pulita, una vera soluzione famigliare. La mattina seguente cerco un passaggio per Balykchy sul lago Issyk Kul, ho bisogno di riposo, sono fisicamente molto provato. Mi propongono un taxi collettivo ma non essendoci altri passeggeri parto solo con l’autista. La strada percorre vallate, tratti brulli si alternano ad aree verdi. Chiedo all’autista di cercarmi un albergo vicino al lago che avevo notato su Booking.com. Dopo un’ora passata su una strada tra discariche, mucchi di terra e ghiaia, troviamo quello che dovrebbe essere la mia destinazione. Una schifezza per di più non presidiata. Io sto davvero soffrendo fisicamente: congiuntivite ad entrambi gli occhi, tosse secca e profonda, un forte dolore al ginocchio sinistro, alluci doloranti e bloccati a causa della gotta. Un “solo traveler” deve avere un suo equilibrio fisico e psichico. Deve saper ascoltare il proprio corpo, conoscere i propri limiti, deve sapere quando è il momento di mollare e di tornare a casa. Ebbene, questo momento pare sia arrivato. Non mollo subito, ci penso cinque minuti, e arrivo alla conclusione: ordino all’autista “Bishkek”. Lui mi guarda molto sorpreso e io ripeto: “Go to Bishkek!” Mi chiede 100 dollari extra, richiesta più che giustificata data la distanza. Accetto, e si cambia direzione. Mettiamo il lago alle spalle e andiamo in direzione di Bishkek. La strada è buona e trafficata, si costeggia il confine col Kazakistan, si entra nella periferia della capitale dominata da un’altissima ciminiera di una centrale termica. L’albergo suggerito da Lonely Planet è davvero molto carino e il personale sempre molto disponibile. Fortunatamente a meno di 100 metri c’è un buon ristorante etnico. Riesco a raggiungerlo zoppicando ma ogni gradino è un grosso impegno, il ginocchio non dà tregua. Trovoe un volo per Milano via Tashkent con 20 ore di scalo. Ottimo, mi prenoto un albergo nella capitale uzbeka. Il taxista che mi accompagna in albergo mi suggerisce un ristorante, il Sim Sim. Mi informa che il cibo è molto locale e di qualità. Accetto il consiglio, mi fanno accomodare all’esterno dove ci sono tanti getti di spray che rinfrescano l’ambiente. “Rysotto” con salmone è la mia scelta, vedo passare meravigliose grigliate di carne ma non possono rappresentare la mia scelta, la gotta me lo impedisce. All’interno si festeggia un matrimonio, mi arrivano musiche e canti. In giardino invece si festeggiano alcuni compleanni, tutti i tavoli sono occupati, è domenica. Esilarante lo “happy birthday” eseguito più volte dai camerieri. Il giorno seguente volo per Malpensa. Supero i deserti turkmeni, le montagne caucasiche sembrano scaglie di cioccolato che annegano in un mare di panna, sorvolo la costa croata e arrivo a Malpensa due ore prima di un nubifragio che ne ha costretto la chiusura. Ora devo solo pensare a rimettermi in sesto … a Sesto.


