SOGGIORNARE PRESSO I NOMADI DI SON KUL

Non un paese, non un villaggio, solo “yurta camp” sulle rive del Son Kul. Praticamente tutte le situazioni famigliari, composte da qualche yurta e ampi spazi verdi adibiti ad allevamenti, si sono trasformati in piccoli campeggi. Io soggiorno presso lo Zamir Yurt Camp. La giornata inizia sempre con la colazione nella yurta ristorante. La proposta non cambia mai: tre uova fritte al momento mentre tutto il resto, burro, marmellata e biscotti, rimangono sempre sul tavolo. Il tè caldo non manca mai. Il sole è già alto quando Macon apre il cancello del recinto delle pecore. Bianche e nere, di marrone chiaro o scuro, tutte si allontanano lasciando il recinto vicino al lago. Attraversano la pista, corrono lontano, dopo qualche minuto sono già un insieme di puntini multicolore vicino alle montagne. I cavalli vengono lasciati liberi sul prato e sembrano apprezzare l’erba fresca, solo qualche capo rimane legato ad un corto palo pronto per essere cavalcato. Anche un asino rimane legato ad un palo ma lui è il giocattolo preferito dei due bambini più piccoli. Di tanto in tanto salgono in sella per fare una trotterellata. Il maggiore dei maschi dà già una mano alla famiglia prendendosi cura degli animali in groppa ad un puledro. La figlia, maggiore dei tre maschi, si occupa di cucina e di pulizie. E così pure la madre ma lei in aggiunta gestisce e organizza lo yurta camp. Grazie ad un pannello solare ed un wi-fi molto debole riesce a gestire le prenotazioni che le arrivano da Booking.com. Insomma tutto ben organizzato, ognuno col proprio ruolo. Una mattina noto Macon che traffica vicino alle “toilette”. Un piccolo gruppo elettrogeno, una saldatrice, e qualche semplice attrezzo gli sono utili per fissare un’artigianale pompa manuale ad un tubo che fuoriesce dal terreno. Dopo una mezza giornata di lavoro intenso la pompa pare funzionare. Purtroppo però l’acqua che fuoriesce ha il colore della terra. Marito e moglie continuano a pompare imperterriti ma l’acqua rimane sempre marrone. Dopo molte ore di tentativi ecco che sgorga l’acqua fresca pronta per le brocche. I bambini ci giocano, il più piccolo non ce la fa ma il mezzano si diverte a pompare l’acqua. Un cane sconosciuto si presenta nel territorio di Zamir. I due cani di casa accorrono abbaiando e convincono l’intruso a lasciare il loro territorio. Prima del tramonto la moglie di Macon inforca un secchio e va a mungere le cavalle, il latte sarà utile per la cena dei bimbi e per la colazione. Verso sera gli ovini si sono avvicinati alla pista, qualche capo la attraversa e pian piano tutti si avvicinano al recinto. Basta una corsa dei due cani e il ragazzo a cavallo per far rientrare tutte le bestie nel recinto. Il cane si è meritato un premio, forse un dolcetto, uno zuccherino. Le pecore si urtano, si spingono, tutte cercano di entrare nel recinto. E quale è l’ultima ad entrare? Naturalmente la più piccola, una pezzata bianca e nera. Mi strappa una risata. A rientro ultimato Macon chiude il cancelletto e cammina lentamente tra un capo e l’altro, sembra voglia un contatto fisico con loro, sembra rassicurarle. I cavalli invece restano tranquilli a brucare sul prato. Per la famiglia che ci ospita questa è la quotidianità. I giorni si ripetono con la stessa cadenza, ma solo da giugno a settembre, perché a queste altitudini non si sopravvive. D’inverno la temperatura si abbassa notevolmente, troppo bassa perfino per gli animali, e le strade rimangono bloccate dalla neve. Le famiglie nomadi chiudono tutto in un container o nei vecchi carrozzoni e tornano verso gli altopiani ad altitudini più basse. E’ la transumanza. E quando viene la notte le lampade solari che hanno accumulato energia durante il giorno ce la ritornano senza nessun inquinamento. Sono lussi e modernità che solo qualche anno fa erano impensabili. E poi si accende il cielo, terso, sgombro da nuvole. Un vento freddo spazza la vasta vallata, la Via Lattea torna a sovrastare il lago, l’altopiano e le montagne che lo circondano.   

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