SAMARQAND – LA CITTA’ DI AMIR TEMUR, OVVERO DI TAMERLANO

“Oh, oh cavallo, oh, oh cavallo”. Se ami Roberto Vecchioni, Samarcanda è questa canzone. “Ridere, ridere, ridere ancora”. E io sorrido felice di essere arrivato nella città di Tamerlano. La fondazione di Samarcanda risale all’VIII secolo a.c., venne poi conquistata da Alessandro Magno ed inseguito diventò un punto focale della Via della Seta. Gengis Khan la distrusse nel 1220 ma fortunatamente venne rifondata da Tamerlano che la trasformò nella capitale del suo impero. Nel XVI secolo iniziò il suo declino in seguito alla presa del potere da parte degli uzbeki shaybanidi. Dopo una serie di terremoti la città rimase disabitata ma l’emiro di Bukhara la ripopolò. La vera rinascita avvenne però con l’arrivo dei russi che la ricollegarono all’impero grazie alla linea ferroviaria transcaspiana. Il luogo più iconico di Samarcanda è senza ombra di dubbio il Registan. Tre maestosi edifici, tre madrasse ricoperte da maioliche e mosaici blu/azzurri, le più antiche del mondo giunte fino a noi. Il nome in tagiko significa “luogo sabbioso” ed era il centro commerciale della città medioevale. I tre edifici nel corso dei secoli hanno subito gravi danni a causa di terremoti, il fatto che siano ancora in piedi certifica la bravura dei loro costruttori. I russi fecero certamente un gran lavoro di recupero e di ricostruzione. La Medressa di Ulugbek è la più antica e risale al 1420, venne costruita su ordine del famoso scienziato e astronomo Mirzo Ulugbek. All’interno si può visitare una mostra fotografica ed ammirare un enorme Corano con rifiniture in oro di 302 pagine. All’interno di una sala col soffitto blu e decorato con le costellazioni si trova una scena ricostruita di scienziati, incluso Ulugbek, che studiano un mappamondo. Di fronte si trova la Medressa Shar Dor (del leone) terminata nel 1636. Sul fronte le solite ceramiche mentre sopra il portale sono raffigurati due felini rampanti. La terza medressa, la cui costruzione fu terminata nel 1660, si trova ai lati delle due già descritte. Il suo nome è Tillakari che significa rivestita d’oro ma riprende stile e colori delle altre due medresse. All’interno del fresco cortile si trova una moschea con decorazioni in blu e d’oro. Purtroppo le sale del cortile attiguo che erano destinate a dormitori sono state trasformate in negozi di souvenir. Molto suggestiva è la vista notturna del complesso, ben illuminato con giochi di luce gradevoli. Poco oltre, su una collina, incontriamo la moschea di Hazrat-Hizr. Data alle fiamme da Gengis Ghan fu ricostruita nel 1854 e restaurata grazie ad un facoltoso cittadino di Bukhara. All’interno trovo gruppi di fedeli in preghiera condotti da un imam mentre tre donne pregano in una angusta saletta sulla destra dell’edificio. Dalla terrazza si gode il panorama della città dove svettano moschee e madrasse. In fianco alla moschea si trova la tomba del primo presidente della repubblica uzbeka Islom Karimov. Una tomba in marmo bianco con in fianco un mazzo di fiori rossi. Arrivo così al complesso Shah-i-Zinda che significa “tomba del re vivente”. Si accede superando un portale, sulla sinistra un imam sta pregando. Una ripida scalinata di mattoni porta verso una arcata bianca oltre la quale si trovano le cappelle con le tombe. Le cappelle si susseguono sui due lati, la più bella è sicuramente il mausoleo di Shodi Mulk Oko dove riposano una sorella e una nipote di Tamerlano. Poco oltre vi è il mausoleo ottagonale del XIV secolo ed alcune tombe di sconosciuti. Tutte le porte delle tombe sono in legno inciso mentre la maggior parte dei mosaici e delle piastrelle di maiolica non sono più le originali ma opera di restauro. All’interno di una sala trovo una donna che prega assieme ad un giovane imam, al termine della preghiera gli offre una banconota. Verso il fondo incontro il mausoleo di Khodja Aham con all’interno maioliche verdi e notevoli arcate. Andando verso la città russa si visita il mausoleo di Gur-e-Amir che si presenta con un bellissimo frontale ed una cupola azzurra. Qui riposa Amir Temur (Tamerlano, 1.336 – 1.405 ) insieme a due figli e due nipoti. Nel 1941 un antropologo sovietico aprì le cripte, scoprì così che Tamerlano era alto circa 1,70 m, menomato ad una gamba e con vecchie ferite al braccio destro. E per una serata piacevole c’è El Merosi Teatr dove si tiene uno spettacolo di danze storiche in costume. Il primo ballo si riferisce alle antiche civiltà e lo spettacolo si svolge attraversando le diverse epoche storiche. Due uomini fanno le loro apparizioni quasi statiche mentre le ballerine in costumi tradizionali rasentano la perfezione nei movimenti e nel ritmo. 

Il Registan, icona della città
A sinistra l’ingresso della moschea Hazrat-Hizr, a destra il mausoleo del primo presidente della Repubblica
Nel complesso Shah-i-Zinda il mausoleo di Shodi Mulk Oko dove riposano una sorella e una nipote di Tamerlano
La tomba di Tamerlano
Danze in abiti tradizionali al El Merosi Teatr

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