L’ULTIMA TAPPA: ATENE – PATRASSO – VENEZIA

Ulivi e cipressi, rocce e montagne verdi, mare blu e cielo azzurro. Con un moderno e veloce pullman lascio Atene, supero Corinto, e un ponte sospeso a tre campate preannuncia l’arrivo a Patras. Ricordo quando quel tratto di mare lo attraversavo in ferry, in auto o in camper. Un aperitivo vista mare per poi raggiungere il “nuovo porto”. Nella sala d’aspetto vedo solo ciclisti, due coppie e due single. Io, l’unico pedone, col mio robustissimo valigione in lega d’alluminio che però per la terza volta consecutiva (in tre viaggi) ha perso una coppia di ruote ! Orario previsto per la partenza del ferry: 23,59 per la precisione. Ma a mezzanotte nulla succede, il carico dei mezzi è completato ma tutto rimane immobile. Alle tre decido di stendermi quando ancora nessun segnale preannuncia la partenza. La mattina successiva il portellone è ancora abbassato. Dall’altoparlante viene annunciato un guasto tecnico e la compagnia offre la colazione, pessimo il caffè. Tutti i passeggeri hanno facce perplesse e desolate. A mezzogiorno viene annunciata la partenza per le ore 13 e anche il pranzo viene offerto. Vado di moussaka e poco dopo le tredici si salpa. Finalmente! Si costeggia la Grecia Occidentale mentre “il mare è una tavola blu” come cantava il buon Edoardo Vianello. La rotta incrocia le isole ionie e all’ora del tramonto virata a destra per entrare nel golfo di Igoumenitsa. Sosta di un paio d’ore per permettere il carico di camion e vetture, e dopocena, ormai col buio, si riparte. Di nuovo una giornata soleggiata ma col cielo velato. Si supera Corfù e il canale di Otranto. Attorno ai tavolini del salone si notano i gruppi di camionisti che usualmente percorrono questa rotta. Alle pareti quattro monitor trasmettono programmi italiani (fortunatamente senza audio): Rai1 (sottotitolata) e Rai3. Purtroppo niente wi-fi a bordo. L’arrivo è previsto con circa dodici ore di ritardo: verso le 21,30, mi è stato detto, invece delle 9,30 del mattino. In mare aperto ora si intravede qualche profilo appenninico, il monte Conero. Sul lato italiano vedo due piattaforme petrolifere mentre sul lato croato sono almeno dieci, tutte pescano nello stesso bacino. Il mare si apre e all’ora del tramonto si rivede la costa italiana, il sole sembra stia bruciando le città della costa. Col buio entriamo in laguna e imbocchiamo un canale di luci che ci porta dritti verso il porto. Manovra di attracco con 12 ore di ritardo. Lo sbarco pedonale al terminale di Fusina della ANEK/Superfast è addirittura allucinante. Un lungo percorso pedonale, un piazzale enorme e l’assenza di una qualsiasi struttura, c’è solo una biglietteria. Non un bar, una connessione wi-fi, non un taxi. Mi dicono “il taxi lo deve chiamare lei”, il numero scritto a mano è appeso alla parete. Altri sei passeggeri stranieri si trovano nelle mie identiche condizioni senza sapere cosa fare, letteralmente persi. Fortunatamente ci sono io che parlo la lingua locale e chiamo due taxi da condividere: uno per tre persone verso piazzale Roma e un altro con destinazione la stazione ferroviaria di Mestre. Arrivare in laguna però è sempre una grande emozione, anche di notte.    

Patrasso

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Un canale illuminato in dirizza la nave in porto

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