Con Bill, imprenditore canadese, viaggiatore solitario di 81 anni (!!!), mi trovo in piazza Menelik a discutere con un signore col braccio ingessato di itinerario e di costi. Solo lui tratta con noi, gli altri che lo accompagnano non possono parlare, comanda solo lui. Però alla fine troviamo un accordo: un’escursione di due giorni con auto e autista attorno al paese. Si parte la mattina seguente. Sosta per far benzina, controllo dei pneumatici, e poi si imbocca la “highway”. Una strada a due corsie percorsa da migliaia di camion che trasportano merci e carburanti dal porto di Gibuti verso tutta l’Etiopia. Un’incredibile numero di sorpassi. La strada sale tra montagne brulle e dopo circa un’ora si svolta a destra superando un arco bianco. Incontriamo un gruppo di babbuini dal sedere rosa ed il pelo lungo e folto. Superato un canyon, una lunga e profonda spaccatura dell’altopiano, appare il mare con un meraviglioso colore turchese spezzato da isole e penisole a forma conica di origine vulcanica. Attraversiamo un ordinato e moderno villaggio di case gialle e tetti azzurri, moschea inclusa. La strada supera alcune montagne e d’un tratto appare il lago Assal. Il turchese dell’acqua diventa bianchissimo verso le rive. Una luce fortissima e un grande calore avvolgono tutto. Siamo 155 metri sotto i livello del mare, il punto più basso di tutto il continente. Il lago, di origine vulcanica, è circondato da vulcani al momento non attivi ed è inserito nel più vasto fenomeno naturale della Rift Valley. Le acque del lago sono sature di sale, prive di vita ed è impossibile farci il bagno. Camminare sullo strato di sale un po’ secco ed un po’ umido è un’esperienza impressionante. La luce riflessa acceca, il caldo ed il vento bollente danno la sensazione di essere in fase di bollitura. Non resisto più di venti minuti e debbo tornare sulla terraferma. Ripartiamo e di nuovo si torna a vedere il mare, sotto la strada montagne di sale pronte per essere caricate sulle navi. Di fronte ancora isole a forma conica, la più grande è la cosiddetta Isola del Diavolo. Il nome deriva dal fatto che fino ad un paio di secoli fa gli yemeniti, che provenivano dal mare, accendevano dei fuochi e sequestravano i locali per poi trasformarli in schiavi. Attraversiamo un’area di rocce nere, frastagliate, sembrano appena uscite dalla bocca del vulcano. Una larga acacia con le fronde a forma di grande ombrello spunta tra le rocce. La strada presenta una grande crepa trasversale. Abdul, il nostro autista, ci mostra le rocce ai lati della strada che hanno una grossa fenditura. Sono le faglie in movimento che si aprono di due centimetri all’anno, da una parte la placca somala e dall’altra quella nubiana. Proseguiamo ed arriviamo su un grande costone roccioso con un punto panoramico su un bellissimo golfo. Sono parcheggiate un paio di auto davanti a qualche baracca. Ci fanno accomodare in una di queste, ombreggiata, corre un bel vento, è molto umido ma rinfresca. Ci viene servito un vassoio di spaghetti sconditi, una scodella di sugo al pomodoro e tonno, molto speziato, e qualche pezzo di pollo arrosto. Gli spaghetti sono un po’ scotti, il sugo buono, e l’insieme della situazione è straordinaria. Arriviamo in prossimità di Tadjourah, ci fermiamo all’Hotel Restaurant Le Golfe. Si entra attraverso un lungo salone con una grande collezione di berretti con visiera, biliardo e ping-pong, e un salottino etiope. Un’atmosfera del tutto particolare, l’interno è molto buio mentre fuori il sole risplende. Un bel bancone in legno ed un terrazzino sul mare con un finto pergolato ma pieno di colori. L’ombra ed il vento del mare danno una piacevole sensazione. Due birre freschissime e poi ci vengono assegnate un paio di semplici camere però con impianto di AC modernissimo. Senza sarebbe impossibile passare la notte. La sera si cena con pesce alla griglia e patate al forno. La mattina seguente, durante la colazione, conosciamo il signor Mondino, il titolare. Origini piemontesi, trasferito a Nice AM e poi finito in questo luogo fuori dal mondo. Riprendiamo l’auto per Tadjoura, la città bianca. Io in realtà vedo solo povertà, degrado e tanta sporcizia. Lungo il molo viene scaricato del pesce, in alcune baracche viene offerto del the, più oltre una moschea. Proseguiamo qualche chilometro per poi svoltare a destra lungo una pista molto sconnessa. Si apre un panorama splendido: una piccola baia con la spiaggia, colori del mare da sballo, una corona di montagne brulle alle spalle. Scendiamo a passo d’uomo sballottati da ogni parte ma la località è davvero speciale. Sabbia fine che diventa finissima in mare, l’acqua è molto calda e limpidissima. Una meraviglia, una nuotatina è imperdibile. Dopo una sosta a Le Golfe per il pranzo riprendiamo la strada in senso opposto. A un certo punto Abdul ci chiede: geotermia ? E perché no. Imbocca una pista sulla destra e la strada sale su terreni pietrosi e vulcanici. Spunta una struttura industriale. Una impresa islandese sta perforando la montagna alla ricerca del vapore. Bill, curioso e chiacchierone com’è, pone un sacco di domande ad un tecnico filippino che ci viene incontro e spiega molte cose. Nulla di straordinario, almeno per me, dopo essermi occupato per lunghi anni di geotermia in Toscana, ma debbo riconoscere che il luogo è unico e particolarmente inospitale. Abdul ci porta oltre, parcheggia l’auto tra le rocce vulcaniche. Ci mostra una fenditura nel terreno e mi invita ad infilarci il braccio che debbo ritrarre immediatamente altrimenti mi si scioglierebbe dentro. Una decina di metri più avanti ci mostra una galleria naturale che probabilmente si è creata grazie alla forte fuoriuscuta di gas. Abdul si infila dentro e fa spuntare la testa da un buco parecchi metri più in là. Anche Bill si infila in un buco di dimensioni adatte alla sua corporatura. Imbocchiamo un’altra pista che porta sulla vetta di un cono vulcanico. Da lì sopra si vede il Lac Assal, attorno vulcani dormienti e grosse chiazze di calcare biancastro fuoriuscito non molti anni fa. Pare che il cono di fronte a noi non abbia più di trecento anni. Ripercorriamo in senso opposto la strada della mattina precedente per rientrare in città. Una nota divertente ? Prima di entrare in città si crea una coda, cosa è mai successo ? Un pick-up di marchio FIAT si è scontrato con un camion di marchio IVECO 🙂