Santiago ed il golpe del ’73

Il primo pensiero che mi suscita Santiago e’ il ricordo del golpe. Quel 11 settembre del 1973 ero al mio primo impego alla Ercole Marelli di Sesto San Giovanni. Giovane tecnico in camice nero tra gli operai dell’attrezzeria in tuta blu. Mi fa un cenno il delegato di reparto del CdF, lo raggiungo e mi informa dell’accaduto. Sciopero immediato “in soliderieta’ col popolo cileno”. Sono passati piu’ di quaranta anni ed ora il Cile e’ una democrazia, un paese moderno e Santiago e’ una citta’ attiva e moderna. I segni del golpe e del passato regime sembrano svaniti ma qualche piccolo segno puo’ essere ancora colto. La mia visita alla citta’ parte proprio da li’. Per prima cosa visita alla Chascona, la casa in citta’ di Pablo Neruda, Premio Nobel per la letteratura e “padre” culturale del Paese. La casa si trova nel “Barrio Bellavista”, e’ domenica ed i ristoranti del “Patio” sono molto frequentati. Per arrivare alla Chascona si percorre una stradina che sale sulla collina, sui muri alcuni murales. La visita della casa inizia dal bar e dalla sala da pranzo. Il bar, dove venivano accolti gli ospiti, ha un piccolo bancone in legno. Sulla destra alcune bottiglie d’epoca, non posso fare a meno di notare una bottiglia di Bitter Campari made in Sesto. La sala da pranzo Neruda l’ha voluta simile all’interno di una nave, la tavola e’ imbandita con piatti e bicchieri colorati. Attraverso una porta in legno si accede in un piccolo locale dove grazie ad una scala a chiocciola si sale al piano superiore. Si arriva alla camera da letto dove risiedeva la sua amante segreta diventata in seguito la compagna per il resto della sua vita. Passando attraverso un giardino con pergolato si accede ad un altro bar, piu’ moderno, costruito in un secondo tempo. Poco oltre la biblioteca, lo scrittoio ed una sala di lettura. Qui’ sono esposte le foto della cerimonia di Stoccolma, i diplomi, le medaglie. Tutte le pareti della casa sono ricoperte da quadri e antiche fotografie. La casa e’ stata abitata dalla compagna di Neruda fino alla sua morte ed ora e’ un museo, e’ stata ricostruita con cura in quanto nei giorni successivi il golpe e’ stata completamente vandalizzata e volutamente inondata d’acqua. Mi porto in centro ed arrivo al Palacio de la Moneda. Rimango quasi deluso nel vedere una costruzione grigia di soli due piani. Di fronte al palazzo una piazza con giardino ed una statua di Salvador Alliende che riporta la frase detta prima del suicidio: ho fiducia nel Cile e nel suo destino. La facciata principale ha il portone d’ingresso e due guardie, al primo piano un balcone. Qui’ sono state scattate le foto del palazzo colpito dalle cannonate golpiste ma anche quelle piu’ festose seguenti la vittoria della Unidad Popular. Sul lato opposto una grande piazza con aiole, al di sotto e’ stato costruito un centro culturale. Scendendo le scale si apre un grande salone sul quale si affacciano negozi e centri di lavoro. Per il decimo anniversario del centro e’ stata esposta una Vergine di Botticelli e nei due saloni una interessante mostra fotografica che illustra la vita dei cileni. Le sale cinematografiche sono attualmente impegnate da un festival di cinema cileno. Opto per una interessante pellicola girata nel 2008 che mostra la famiglia di Allende. Oltre alle immagini di repertorio in b/n (l’assalto alla Moneda e altri momenti della vita pubblica e privata del presidente chiamato amichevolmente El Chico) si vede la moglie ormai novantaduenne, figlie e nipoti che sorridendo si raccontano la storia di famiglia. Terzo luogo di “pellegrinaggio” e’ lo Estadio Nacional che fu luogo di detenzione e di tortura. Qui’ i golpisti ruppero le dita a Victor Jara per impedidirgli di suonare la chitarra, qualche giorno dopo venne ucciso. Come non ricordare “Te recuerdo Amanda” e, fatto piu’ personale, “Duerme, duerme negrito” la ninna nanna preferita da mia figlia Silvia. Lo stadio e’ una grande struttura in cemento di nessun interesse, dei fatti del ’73 rimane solo una lapide con incisa una pianta che mostra i luoghi di tortura e di detenzione. Il Cile pero’ e’ anche terra di buon vino. A circa 45 km dal centro si trova la Valle del Maipo. Visito la cantina Concha y Toro, la piu’ grande del paese. Un grande palazzo padronale con giardino e laghetto, poi si apre una vasta pianura tutta ricoperta di vigneti. Le tipologie di vitigni, mi dicono, sono ben 23 tra uva bianca e nera. Il sole e’ molto forte e la temperarura e’ alta. Arrivato in prossimita’ delle cantine degusto volentieri un Sauvignon Blanc bello fresco, fruttato e di corpo. La prima cantina e’ priva di interesse, temperatura ed umidita’ sono controllate. Scendendo 4 metri sotto il suolo la visita diventa piu’ interessante. Pareti e soffitti ad arco in mattone, botti in legno di produzione francese ed americana, una cantina con le bottiglie da collezione di tutte le annate. Risaliti in superfice si degustano i rossi: un Carmenere del 2013 da 13,5 gradi ed un Cabernet Sauvignon del 2014 da 14 gradi molto strutturato. Con questo caldo non riesco neanche a finirli, si rientra in citta’ costeggiando il fiume Maipo. La sera due passi nel Barrio Lastarria, case antiche, bar e ristoranti, lettori di tarocchi e venditori di bigiotteria. Una specie di Brera sudamericana.

2 pensieri su “Santiago ed il golpe del ’73

  1. Grazie per i tuoi commenti che mi ricordano il viaggio fatto in Cile e Argentina nel 1998. le tue notizie mi stuzzicano la voglia dei grandi viaggi che ora non posso fare ma che spero in un prossimo futuro di ricominciare seguendo qualche itinerario che hai fatto e stai facendo descrivendo località usi e costumi che parzialmente sono cambiati nel tempo. A tal proposito hai materiale per scrivere un libro che può interessare molte persone. Ti auguro un felice proseguimento del tuo tour e ti mando cari saluti da parte mia e di Mariarosa. Ciao Pino

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    1. Ciao Pino, anche tu tra i follower. Che piacere ! Quest’anno campionato sestese senza Manfrin ! Quando si tiene ? Un caro saluto a te ed a Mariarosa e non mancare di salutarmi con un grande abbraccio tutti gli alpini sestesi.

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