Il mito Ferrari

Sono un tifoso delle Rosse da oltre 50 anni. Sono a conoscenza del mito Ferrari e del Cavallino Rampante a livello globale (ora confermato anche a Wall Street) ma una cosa del genere non me l’aspettavo. Si esce dalla città, si superano l’aeroporto e l’autodromo (dove si terrà il GP tra qualche settimana) ed ecco apparire una enorme costruzione rossa. L’ingresso sembra quello di un aeroporto attraverso il quale si accede ad un vastissimo padiglione tutto condizionato. Un grande luna park ma anche una esposizione di auto GT e di F1 (tutte Ferrari ovviamente), negozi, bar e  ristoranti dove si mangia e si beve italiano, sale dove si proietta la Grande Bellezza italiana, la ricostruzione di un angolo di Maranello dal quale si accede ad una visita virtuale della fabbrica, ecc, ecc. Insomma una grande promozione del paese Italia, delle sue città, della sua arte e della sua cultura, della cucina e “last but not least” della sua tecnologia. Non mi resta che dire forza Sebastian, forza Kimi !

Abu Dhabi

E’ la prima volta che mi trovo in un emirato del Golfo. Abu Dhabi mi sembra una New York araba. Grattacieli e larghi viali che si incrociano con le streets. Qui e là, tra un palazzo e l’altro, spunta una moschea. La città è pulita ed ordinata, il traffico pesante ma educato. Ho incontrato vecchi e nuovi colleghi nell’ufficio del ME. Visita al parco Ferrari ed escursione nel deserto.

Le foto dopo la censura

Stanno arrivando le fotografie ! Purtroppo in Iran il sito dal quale carico le foto era oscurato (anche Facebook, per esempio). Ora sono uomo libero ma il lavoro di cernita diventa lungo. Ovviamente ho centinaia di scatti ma vi propongo i più significativi. Abbiate pazienza, una dopo l’altra arrivano  🙂

Verso la shrine

Siamo nel caratteristico villaggio di montagna di Abayaneh, vicino a Natanz, provincia di Esfahan. Sveglia alle sei del mattino e pronti a scoprire la shrine (tomba del santo) di Hyazda (o simile). Sono in compagnia di alcuni compagni di viaggio. Mentre ci incamminiamo il sole sorge dietro le montagne. Scendiamo le stradine del villaggio tra le case di color argilla ed attraversiamo il torrente. Il sentiero comincia a salire sul versante opposto. Il percorso l’avevo cercato la sera precedente con Kylie ma con l’arrivo del buio e l’assenza di indicazioni abbiamo desistito. Ora col sole del mattino tutto sembra più semplice. La ragazza dell’albergo ci ha dato qualche indicazione circa il percorso. Il sentiero di terra bianca sale tra la terra brulla. il silenzio è totale, sentiamo solo il rumore dei nostri passi. Solo qualche uccello vola sopra le nostre teste. Siamo convinti di essere sulla strada giusta anche se la mancanza totale di indicazioni ci lascia dei forti dubbi, la volontà di scoprire la shrine non ci fa desistere. Dietro una curva del sentiero appare un cartello col disegno di una cupola verde e scritte in persiano. Ovviamente non riusciamo a comprenderne il testo ma ora sappiamo che siamo sulla strada giusta. Il gruppetto dei cinque curiosi sale, io proseguo ad indicare il percorso. Incomincio a capire che stiamo arrivando a destinazione quando entro in una valletta ombreggiata. Ci siamo ! Tra alcune piante vedo una costruzione squadrata di argilla ed il tetto piano di color bianco. Più su vedo che la costruzione ha un secondo piano. Apro un’antica porta di legno ed entro in un cortiletto che termina a ridosso della parete della montagna. In un angolo c’è un’altra piccola costruzione. Apro una seconda porta antica in legno e si apre davanti a me una piccola sala buia che viene illuminata solo da un’apertura ricavata tra le mura e la roccia chiara. Scavata nella roccia, più sotto, al buio, riesco a vedere il luogo sacro chiuso da una parete di legno intrecciato. Nella piccola sala priva di ogni arredo vediamo alcune vecchie stampe in lingua parsi. Prima di lasciare il luogo le fotografie sono d’obbligo. Vedo visi sorridenti, tutti entusiasti del risultato. Scendiamo per lo stesso sentiero ma ad un bivio prendiamo il sentiero di sinistra. Ora il sole è alto, i colori sono più vivi. Di fronte a noi la bellezza del panorama del villaggio, sullo sfondo le montagne. Proseguendo lungo il sentiero arriviamo al castello, una fortezza sassanide. Si sono conservate solo le mura e le torri che sorgono ai quattro angoli della struttura. All’interno solo terra e sassi. Scendiamo lungo il sentiero, riattraversiamo il torrente e rientriamo nel villaggio che nel frattempo si è svegliato. Due genitori accompagnano i figli a scuola, un vecchio col bastone passeggia, una signora in abiti tradizionali ci incontra e ci saluta sorridendo. Abyaneh resterà a lungo nei miei ricordi.

Conquistata la Persia

Dopo 6 ore di treno e 39 ore in pullman anche la Persia è conquistata !

Quattordici giorni e quattordici persone di tre diversi continenti.

Visita di Tehran: la residenza dello Scia (sfarzo e storia recente), il museo dei tappeti (in Iran non poteva mancare) ed il museo dell’oreficeria che in realtà è la raccolta dei beni di stato (oro, gioielli e diamanti). Treno serale per Yadz, visita della città: moschea con due minareti e piazza centrale. La giornata si chiude con degli ottimi falafel. Prima di ripartire le torri del silenzio, gli antichi cimiteri della religione zoroastra. Sempre verso Sud ed attraverso l’altopiano desertico facciamo sosta in un vecchio, ma restaurato, caravanserraglio dove sorseggiamo un the. Sei ore di pullman e siamo a Kerman. Visita alla città-fortezza di Arge Rayen, oltre 2000 anni di storia. Da qui passò anche Marco Polo, siamo sulla via della seta. Passando per Mahan rientriamo a Kerman. Il giorno successivo dieci ore di pullman verso Shiraz. Siamo molto a Sud e il caldo si fa sentire. Nonostante il nome non si beve vino, dopo la rivoluzione è proibito commercializzarlo e berlo in pubblico. Visita alla moschea e poi nel bazar. Entro in un antico hammam trasformato in bar, musica dal vivo, il cameriere mi offre il the. La sera, cena solitaria. Un commerciante in viaggio di lavoro mi offre un altro the. E’ un appassionato di poesia, oltre a scriverle ne ha tradotta una di Quasimodo dal francese al persiano. Ah, fino a dove arriva la nostra cultura ! Il giorno successivo visita di Persepolis. Sito archeologico interessante, una città di 2500 anni fa costruita su una vasta piattaforma di massi. Rimangono archi, colonne e la grande porta di ingresso. Molto belli i bassorilievi. Nel pomeriggio visita alla necropoli. Quattro tombe scavate nella roccia verticale con bassorilievi che descrivono scene di guerra. Notevole. Si riparte in direzione Nord. Sosta a Pasargard, la città di Ciro il Grande. Rimangono alcune colonne e bassorilievi. Particolarmente interessante la tomba di Ciro attualmente oggetto di studio da parte dell’Università di Roma. Incontro un archeologo italiano che sta eseguendo dei rilievi all’interno. Si riparte e dopo otto ore di pullman eccoci a Esfahan, considerata da me la meta più importante del viaggio in Iran. Esfahan è una città piena di monumenti e con una piacevole atmosfera. Sulla grande piazza rettangolare si affacciano le due moschee. La più importante, verso Sud, ha una grande facciata con due minareti, ed ai lati due enormi ritratti di ayatollah. Sul retro una grande cupola ed altri due minareti. Verso Est una seconda moschea che si riflette nell’acqua della fontana che ricopre una vasta zona della piazza. Emozionante la vista notturna a 360°. Sul fondo della piazza il bazar. Sull’arco d’entrata mosaici che ritraggono due sagittari (è il mio segno zodiacale). Il bazar nelle prime ore del pomeriggio è piuttosto quieto ma verso sera si anima. Superata la prima parte più turistica si trovano negozi dove i locali si recano ad acquistare spezie ed aromi, tessuti, ed ogni tipo di mercanzia. Superato l’antico ponte ad arcate che sovrasta il letto di un fiume in secca andiamo verso il quartiere armeno. Una bellissima chiesa cristiana costruita sulla base dell’architettura islamica. l’interno è completamente ricoperto di affreschi. Fa effetto vedere L’annunciazione, la Via Crucis e ed il Cristo crocefisso in tale ambiente. Sull’altro lato del cortile il museo del genocidio degli armeni. Un milione e mezzo di armeni trucidati nel giro di pochi giorni dalle truppe turche. La cosa che mi meraviglia è che solo 25 stati hanno riconosciuto il genocidio. Tra questi l’Italia e la Unione Europea. Grandi assenti gli USA ed il Regno Unito ! Pranzo armeno in un vecchio palazzo signorile. Visita al palazzo delle quaranta colonne. In realtà le colonne sono venti, le altre venti sono quelle che si rispecchiano nell’acqua della fontana antistante. All’interno affreschi che rappresentano scene di guerra, visite di re e ambasciatori. Interessante notare scene che ritraggono l’omosessualità sia maschile che femminile. Si tratta di affreschi di circa due secoli fa mentre ora l’omosessualità è vietata e considerata un reato. Si riparte verso Nord, sosta a Natanz per la visita ad una shrine dove per la prima volta assisto direttamente al canto del muezzin (al microfono) che mi permette anche di fotografarlo. La strada pian piano lascia l’altopiano desertico e sale verso le montagne. Arriviamo ad Abyaneh, piccolo villaggio sito a 2.200 metri slm. le abitazioni sono rimaste quelle di alcuni secoli fa, ben tenute e ristrutturate. Il villaggio è abitato quasi esclusivamente da vecchi e anziani, i giovani sono nelle città a lavorare tanto è vero che la scuola elementare conta solo sette alunni. l’atmosfera è unica, speciale, emozionante. Entriamo nella piccola moschea, un cortile con una fontana ed uno scorcio verso la vallata. Arriviamo in albergo da dove si gode un panorama straordinario. La montagna è brulla ma il fondovalle è verde. Attraversato il torrente si può raggiungere il versante opposto dal quale si gode la vista del villaggio. Meraviglioso ! Mi ricorda molto le oasi di montagna del Marocco. La sera, dopocena sul terrazzo a bere the ed a fumare shisha. Siamo in montagna, il vento si fa gelido, meglio rientrare in camera. La mattina sveglia di buonora per una escursione in montagna e poi si riparte. Cielo azzurro e sole pieno. Sosta a Kasham per la visita ad una moschea con annessa scuola coranica. Segue un palazzo signorile dell’ottocento con fontana, arcate ed affreschi. Ultima sosta a Qom per visitare la moschea ancora in costruzione dedicata all’ayatollah Khomeini. Minareti ed una cupola d’oro sovrastata da una bandiera verde. Domani sarà sostituita con una nera per l’inizio delle festività religiose che dureranno due mesi. Rientrati a Tehran, la sera si tiene “l’ultima cena” del gruppo, con domani alcuni amici incominceranno a partire. A me spetta il compito di ringraziare la nostra accompagnatrice locale, Afi, molto professionale e carina. Il giorno successivo visita al bazar. Essendo una giornata prefestiva il bazar è animatissimo. Ad un incrocio la folla comincia a spingersi, a urtarsi e ad urlare. Qualche attimo di tensione per la nostra compagna di viaggio quasi ottantenne. Concludo la visita di Tehran andando alla torre di piazza Meydan, simbolo della città.

Iran, le prime sensazioni

Arrivo a Tehran in un pomeriggio di ottobre dopo un volo di un paio d’ore da Istanbul.

Scusate l’ovvietà ma la prima sensazione è un gran caldo.  Salgo su un taxi e vengo travolto da un traffico caotico, senza regole. A differenza di altri paesi orientali almeno non è assordante. Al momento di pagare il taxista vivo la prima gran confusione della valuta iraniana. Il rial è svalutato. Nel portafoglio hai milioni di rials che però vengono chiamati toman e valgono un decimo. Per tutta la mia permanenza in Iran questa confusione permarrà. Appena entro in contatto con le persone scopro però un popolo accogliente, amichevole, sempre pronto ad offrire un sorriso.

Shiraz, Sud Iran

Sono a Shiraz, Sud Iran.

Oggi visitate le rovine di Persepolis dell’imperatore Dario, notevole la necropoli scavata nella roccia. Quattro tombe su una parete verticale con bassorilievi che riproducono scene di guerra. Domani trasferimento in pullman ad Isfahan. Temperature sempre sopra i 30°. Sto viaggiando con un gruppo internazionale, molto variegato, composto da giovani e meno giovani. La più anziana: una simpatica signora Australiana di 79 anni ! Forza ragazzi, il mondo vi aspetta.

Un abbraccio, Oscar

Perché Istanbul

Oggi prima giornata ad Istanbul. Visita alla Cisterna, il Gran Bazar, passeggiata attorno alle moschee, pranzo al Pudding Shop come negli anni ’70
Istanbul è una città che amo, ma perché è la prima tappa del mio viaggio ?
Per due ragioni:
la prima consiste nel semplice fatto che Istanbul è la porta dell’Oriente. E’ una città un po’ araba, diciamo islamica, ma è anche europea. Qui riescono a convivere le due culture ma i minareti ed il canto dei muezzin ti fanno sentire lontano da casa.
la seconda è molto personale: Istanbul è stata la meta del mio primo viaggio. Avevo solo 18 anni, ero davvero un ragazzo che scopriva il mondo, un mondo molto diverso dal nostro. Un viaggio percorso in Maggiolino (quello vecchio) con tre amici ai quali, lungo la strada, si è aggiunto un inglese dell’isola di Wight. Un caro saluto a Paride (il proprietario dell’auto) che non vedo più da molti anni e che certamente non sa dove mi trovo.

L’avventura è iniziata

Ancora non me ne rendo conto ma la mia avventura ha avuto inizio.
Dopo un emozionante saluto a Silvia, si supera il gate e via. Il tempo di uno spuntino (di qualità, Turkish Airlines rimane la migliore compagnia d’Europa) e nel buio, sotto le ali dell’aereo, si intravede Istambul illuminata che si specchia sul mar di Marmara e sul Bosforo. Prendo albergo ad un passo dalle moschee, è già mezzanotte, i bar ed i ristoranti chiudono. Ho esattamente il tempo di sorseggiarmi il mio primo chai.