ANTIOCHIA

Sebbene sia battezzato ma non più credente, stare nel luogo in cui nacque il cristianesimo mi emoziona profondamente. Si sale una breve erta, si supera un arco e si arriva su un piccolo piazzale. Alla mia sinistra trovo la chiesa di San Pietro anche chiamata di St. Pierre in lingua francese. E “Pierre” significa “pietra” e quindi: “tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa”. L’apostolo Simone, chiamato in seguito Pietro, dovrà costruire “la mia chiesa” come disse Cristo. E all’interno di questa grotta Simon Pietro per la prima volta riunì un gruppo di fedeli ai quali fu dato il nome di “cristiani”. Pietro sarà quindi considerato il primo Papa, catturato dai romani fu in seguito trasferito a Roma e ucciso nel 67 dc. assieme a Paolo. L’attuale chiesa si divide in due parti: la più profonda è sostanzialmente una grotta scavata nella roccia con un altare ed una statua di San Pietro eretta nel 1932. Su un fianco scorre dell’acqua che sarebbe stata utilizzata per i primi battesimi ma veniva considerata anche curativa. Nel corso dei secoli però, anche a causa di terremoti, il flusso dell’acqua è diminuito. La sezione più esterna è stata aggiunta dai crociati della Prima Crociata che conquistarono Antiochia nel 1098. La chiesa fu allungata di alcuni metri e la collegarono alla facciata che fu da loro aggiunta. Su richiesta di Papa Pio IX i frati cappuccini restaurarono la chiesa e ricostruirono la facciata nel 1863.

Sono ad Antakya, come viene chiamata oggi, e non avendo altri riferimenti mi sono affidato ad un taxista. Dopo avermi accompagnato alla chiesa gli chiedo di portarmi al museo che è noto per la sua notevole collezione di antichi mosaici. Purtroppo lo stabile ha subito molti danni a causa del recente terremoto, i pannelli che ricoprono le pareti esterne sono cadenti, parti del tetto sono crollate. Insomma lo stabile è purtroppo inagibile e debbo rinunciare alla visita. Il taxista fa il giro dell’isolato per mostrarmelo e poi gli chiedo di lasciarmi in un ristorante. Mi fa cenno 10 km e gli rispondo “tamam”, va bene. Attraversiamo una zona dove i danni del terremoto sono notevoli, molte sono le costruzioni completamente distrutte, un panorama davvero triste e impressionante. Arrivo in luogo anonimo ma l’autista mi indica una strada sterrata dove dovrei trovare dei ristoranti. Scendo lungo una stradina circondata da baracche che vendono piccoli souvenir e qualche dolcetto per ritrovarmi in luogo incantevole. Cascatelle dalle acque freschissime scendono dalle rocce all’ombra di un boschetto, un luogo da favola in contrasto col caldo del mezzogiorno e con quei paesi distrutti. Ai piedi delle cascatelle tavolini e sedie di ristoranti allineati nel mezzo dell’acqua fresca. Prendo posto tenendo i piedi nell’acqua ed ordino un pesce grigliato. Birra, insalata mista accompagnano questo pesce che finalmente ha un sapore raffinato, un pesce mediterraneo.      

La chiesa di San Paolo dove nacque la cristianità

Il terremoto del 2023 ha lasciato danni tuttora molto evidenti

I ristoranti tra le cascatelle

Un buonissimo pesce grigliato con insalate e birra

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