Alle 21, puntuale, senza un colpo di sirena, la Sarfaq Issuk salpa. La nave bianca e rossa imbocca l’uscita del fiordo e lascia alle spalle i palazzi di Nuuk. Mare calmo, cielo blu e vento freddo. Nonostante la temperatura tutti i passeggeri sono sui ponti per godersi lo spettacolo. Ci vuole quasi un’ora per arrivare sul mare aperto, la nave aumenta la velocità, il mare da piatto si fa un poco mosso. La mattina si arriva con venti minuti di anticipo a Maniitsoq, la nave attracca e scendo a far due passi sul molo. È un villaggio con le tipiche case costruite sulla roccia ed un palazzone bianco le sovrasta tutte disturbando la vista. Si riparte puntualmente alle 7,30 per arrivare alle 11 a Kangaamiut. Qui la nave non attracca perché non c’è un molo sufficientemente grande, rimane ferma in mezzo al fiordo. Gli addetti calano un motoscafo arancione. Sei passeggeri ed un bambino, tutti dotati di salvagente, vengono portati a terra assieme a due sacchi di posta. Il villaggio è costruito sulle due sponde di uno stretto golfo. Un secondo trasferimento di passeggeri mentre solo due persone si imbarcano, il motoscafo viene issato a bordo e si riparte. La Sarfaq passa attraverso isole e isolotti, le montagne innevate si riflettono sull’acqua. Il mare si fa più mosso, le onde hanno creste di schiuma, qualche gabbiano ci vola attorno per poi abbassarsi velocemente alla ricerca di cibo. Alle 15,47 l’annuncio del capitano: welcome in the Artic. Abbiamo superato il Circolo Polare Artico (66°33’49” Lat Nord), non è la mia prima volta ma è sempre una emozione. Alle 17 arriviamo a Sisimiut, seconda città della Groenlandia con quasi seimila abitanti. Grazie all’influsso della Corrente del Golfo il porto è sempre libero dai ghiacci ed infatti da qui partivano le baleniere. Sul molo del porto sono impilati decine e decine di container. Almeno una trentina sono dei grandi congelatori. I condizionatori indicano -25°, la catena del freddo è assicurata ma quale consumo di energia! Il panorama della città è quello ricorrente: case abbarbicate sulle rocce tinteggiate dai mille colori. A Sisimiut però si trovano anche alcuni edifici storici: la chiesa in legno più antica dell’isola risalente al 1775 ed un interessante museo sulla cultura dei primi abitanti, gli Saqqaq, già presenti nel 2.500 ac. A quest’ora purtroppo il museo è chiuso ma si può passeggiare attorno ai vecchi stabili. E’ quasi ora di ripartire, gli addetti caricano a bordo il piccolo box metallico adibito a “reception”, si richiude la passerella per lo sbarco, si liberano gli ormeggi e la nave riparte. Cielo azzurro, qualche nuvola leggera, mare calmo. La notte passa tranquilla, verso le 8 del mattino si attracca ad Aasiaat. La nave si ferma una mezz’ora per cui scendo al volo, arrivo sul molo dei pescherecci ma è tutto vuoto, così pure l’adiacente mercato del pesce. Si riparte e cominciano ad apparire i primi iceberg, sempre più grossi, sempre più frequenti. Abbiamo imboccato la baia di Disko, la Sarfaq Issuk naviga quasi zigzagando. Puntualissima, alle tredici, la nave entra nel piccolo porto naturale di Ilulissat.


