REYKJAVIK, LA CAPITALE PIU’ A NORD DEL MONDO

22 -23 -24 / 07 / 2022

Reykjavik, affacciata sul golfo di Faxafloi e bagnata dalle acque dell’Oceano Atlantico, è considerata la capitale più a Nord del mondo. Qui siamo al 64° Lat Nord, poco sotto il Circolo Polare Artico. 120.000 abitanti che diventano circa 200.000 se includiamo anche i sobborghi. Due terzi della popolazione nazionale vive in quest’area. Tutto ciò dà l’idea di cosa è questo paese: lande verdi, montagne, vulcani, piccoli centri abitati, abitazioni isolate.

Il cuore pulsante della città è la “Vecchia Reykjavik”, tante stradine che s’incrociano dove si allineano case tradizionali di legno tinteggiate coi più diversi colori. Al centro un tranquillo laghetto dove vivono cigni e gabbiani. Poco più in là si trova l’Althing, il palazzo in basalto del Parlamento islandese, una sessantina di deputati in tutto. Qui di fronte si sono tenute le manifestazioni popolari che alcuni anni orsono hanno portato alle dimissioni dei ministri corrotti. La popolazione ha invaso questa tranquilla piazza agitando pentole ripiene di monete. I ministri accusati hanno dovuto riparare all’estero e, in seguito alle loro condanne, si è verificato il fallimento economico del paese nell’autunno del 2008. Scendendo verso il mare arriviamo al Vecchio Porto. Tempo fa era un porto di servizio, ora è stato trasformato in una attrazione turistica con i moli di partenza per le escursioni in barca alla ricerca di balene e delle “pulcinelle di mare”, piccoli uccelli bianchi e neri con un becco alquanto strano. Le vecchie baracche in legno sono invece state trasformate in piccole gallerie d’arte, musei, cinema e tanti piccoli ristoranti che offrono prevalentemente prodotti di mare. Io segnalo una stupenda zuppa di langustine. Proseguendo lungo la costa si incontra la sala da concerti Harpa. Oltre alla qualità dei concerti che vi si tengono, Harpa è una notevole opera d’architettura moderna. L’esterno è composto da centinaia di pannelli di vetro sfaccettati e luccicanti che cambiano colore in funzione dell’impatto con la luce solare. Rientrando verso il centro si imbocca la pedonale Bankastraeti che più avanti cambia il nome in Laugavegur, entrambe ospitano negozi, bar e ristoranti. Alcune palazzine sono tinteggiate con murales di buona fattura. Passeggiando lungo la Bankastraeti, in corrispondenza di un vecchio locale, si incrocia una diagonale che porta verso l’alto della collina dove sorge la Hallgrimskirkja. Il primo tratto di strada pedonale è interamente verniciato coi colori dell’arcobaleno a sostegno del movimento LGBTQ+. L’Islanda, da questo punto di vista, è uno dei paesi al mondo più aperto a questo argomento. La strada che sale è la Skolavordustigur, anch’essa piena di locali con tavolini all’aperto dove si sorseggiano boccali di birra ma anche calici di vino. Non mancano i ristoranti dove si consumano piatti locali a partire dal fish and chips che normalmente è un merluzzo, o cod, fritto. Sono riuscito a godermelo anche io un giorno a pranzo approfittando di una oretta di sole. Sulla piazza della chiesa si staglia la statua del vichingo Leifur Eiriksson, il primo europeo che raggiunse l’America navigando lungo il mare del Nord. Hallgrimskirkja è una grande chiesa luterana costruita con un freddo cemento bianco durante l’ultimo dopoguerra. La facciata è costituita da blocchi di cemento, le fiancate ricordano le colonne di basalto fuoriuscite dai vulcani, la struttura si spinge verso l’alto e termina con una torre alta 75 metri. Per questo motivo, ed essendo stata costruita sull’unica collina della zona, la chiesa è visibile anche a 20 km di distanza. La prima volta vi entro stanco della passeggiata e completamente inzuppato da una pioggia fine e gelida che mi accompagna poco gentilmente durante questo mio viaggio. Il primo istinto è quello di sedersi e le panche, che sono rivolte verso il retro, consentono di ammirare l’enorme organo costruito nel 1922 con ben 5.275 canne. Rivolgendosi invece verso l’altare si nota una struttura moderna, sobria, fredda, che si spinge verso l’alto ma che non emoziona. La città è ricca di musei e ne vorrei citare solo due. Il primo è sicuramente il Museo d’Arte – Hafnarhus distribuito in tre siti diversi della città e piuttosto distanti tra di loro. Il più interessante è certamente il primo che si trova in centro città. Allestito in un vecchio magazzino ristrutturato e convertito in spazio espositivo. Si trovano installazioni, video, dipinti ma prevale l’esposizione infinita di quadri in stile fumettistico dell’islandese Errò. I quadri trattano ogni tipo di soggetto, dalla guerra alla politica, la natura, storie di uomini e donne realizzati su enormi tele. Francamente mi ricordano i fumetti di Jacovitti che leggevo settimanalmente da ragazzo. Nel cortile dell’ex magazzino ho invece trovato interessante il riutilizzo di due containers rossi trasformati in sale di proiezione. Il secondo museo è invece una delle cose più strane che io abbia visto nel mondo: il Museo Fallologico Islandese. Ebbene si, un museo del “cazzo” come qualche ragazzo italiano ha scritto sul diario. Battute a parte il museo espone una collezione infinita di peni umani e animali, ben 182 complessivamente. Si passa dal pene microscopico di un topolino a quelli dei balenotteri, passando anche attraverso quelli umani. E c’è persino il calco del pene di Jimi Hendrix.

Reykjavik è comunque una città molto viva. E’ piena di bar, pub, ristoranti. Parlando di cucina, ovunque si trova una zuppa che può essere di pomodoro, di pesce o di carne, agnello o manzo. Io ho decisamente preferito quella tradizionale d’agnello con patate e verdure. L’agnello la fa da padrone, arrosti e cosciotti, tutti mediamente buoni. Il pesce è disponibile in tutti i locali: merluzzo, salmone e aringhe. Birra e vino di importazione vengono bevuti in modo quasi paritario. Ho trovato nei menù anche interessanti vini italiani di qualità, Prosecco e Aperol Spritz ovunque. La città offre molte opportunità per godere musica pop/rock live. L’Hard Rock Cafè non ha un palco quindi niente musica live, per di più chiude alle ore 21. Secondo la mia esperienza il locale migliore è il Mal Og Menn9ng. Un ottimo gruppo composto dai quattro elementi che esegue magicamente covers internazionali coinvolgendo il pubblico che è seduto circondato da scaffali di libri. Sui tavoli a disposizione scacchi, mazzi di carte e giochi di società. Un luogo dove giovani e anziani possono passare una serata intera. Reykjavik insomma è una città aperta, libera, culturale e divertente.

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