HURTIGRUTEN, IL ”POSTALE DEI FIORDI”

La Nordnorge si muove lateralmente per poi imboccare l’uscita del porto di Bodo. E mentre sulla sinistra scorrono le luci della città, sul lato opposto del fiordo la luna fa capolino dietro i monti. Dopo circa quattro ore di navigazione le luci davanti alla prua ci dicono che abbiamo raggiunto le isole Lofoten. Nel buio della notte il profilo dei rilievi viene evidenziato da una luce rosata, magnetica, irreale, come se ci fosse un grande incendio. Sull’altro lato la luna appare e sparisce dietro le nuvole. Il primo sbarco è piuttosto rapido, si riparte rapidamente per raggiungere Svolvaer, un importante approdo delle Lofoten. All’entrata del porto si nota una lunga struttura in legno di forma triangolare dove vengono appesi i merluzzi per l’essicazione. E così il merluzzo diventa stoccafisso. Svolvaer è famosa per la lavorazione ed il commercio del merluzzo tanto è vero che ogni anno, alla fine di marzo, si tiene una competizione mondiale di pesca al cod fish, il merluzzo per l’appunto. Tre potenti squilli di sirena annunciano l’attracco al molo. Qui la sosta è più lunga e ne approfitto per sbarcare anche se nevica. Tutto è bianco, la città praticamente deserta. Una banca ha una grande insegna luminosa che indica 68°, ed infatti siamo poco sopra i 68° Lat Nord. Non mancano un ristorante italiano ed una pizzeria. Poco sopra, il campanile di una chiesa tutta bianca indica le 10, devo allungare il passo, si salpa alle 22,15. Appena partiti la neve diventa sempre più ghiacciata e rimanere sul ponte 7 è praticamente impossibile. La nave si infila tra scogli e isolotti, l’andatura è lenta, i passaggi molto stretti, si naviga tra una luce verde ed una rossa che indicano la giusta rotta. Superate le Lofoten, al mio risveglio, il mare grigio è rotto solo da alcune creste di onde schiumeggianti. Mentre faccio colazione di fronte a due grandi finestroni si percorre lo strettissimo Tranoyfjorden, famoso per le sue forti correnti. In mattinata non manca una conferenza che tratta la storia delle spedizioni polari: Amundsen, ghiacci, navi e dirigibili. Mi fa un certo effetto vedere proiettata la prima pagina della Domenica del Corriere che riporta la tragedia del dirigibile Italia e del suo equipaggio. Dopo una serie di virate che seguono l’andamento del fiordo si passa sotto un alto ponte per attraccare a Finnsnes. La sosta è relativamente breve per cui faccio un rapido sbarco solo per scattare qualche foto. Si riparte con una luna gibbosa calante mentre qualche raggio di sole colora le nuvole di rosa. Si prosegue verso Nord attraverso uno stretto passaggio, a destra abbiamo la terraferma mentre a sinistra c’è l’isola di Senja che ospita il Parco Nazionale Anderdalen. Abbiamo superato i 69° Lat Nord, mi godo il panorama dei fiordi dal grande salone del ponte 7 che ha una vasta vetrata a 180° rivolta verso la prua. Che spettacolo! Ora i colori sono solo il grigio e il bianco della neve. Superiamo uno stretto con una forte corrente, la Nordnorge naviga lentamente. Appaiono le luci di una grande città, segno che abbiamo raggiunto Tromso. A destra si vede la terraferma dove spiccano gli undici “archi triangolari” della Cattedrale Artica, sul fronte della nave il lungo ponte che unisce le due parti della città e sulla sinistra il centro che si estende sulla costa orientale dell’isola di Tromsoya. Tre forti colpi di sirena segnalano l’entrata in porto del postale. Il suono rimbomba e riecheggia tra le colline circostanti, i brividi corrono giù per le gambe.   

Porto di Bodo, la Nordnorge al mio imbarco
Svolvaer
Scorcio di Finnsnes
La Nordnorge all’attracco, sullo sfondo il ponte di Finnsnes
All’arrivo a Tromso spicca la “Cattedrale Artica”

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