L’ESPRESSO DEI FIORDI, IN TRENO VERSO BODO

E’ domenica mattina ma è ancora notte qui a Trondheim. I passeggeri in attesa presso la stazione ferroviaria sono ancora assonnati, bevono un caffè, mangiano uno snack. Il treno parte lentamente, silenzioso, senza un fischio, senza far rumore. Si costeggia il fiordo e i binari sembrano appoggiati sulla sabbia. Verso oriente gli squarci di cielo tra i nuvoloni iniziano a schiarirsi. Arriva con cortesia ed efficienza un giovane controllore che mi informa che entro trenta minuti mi verrà servita la colazione. La prima classe, o per meglio dire la komfort, è un lusso che mi sono voluto permettere per godere al meglio questo tratto ferroviario, l’unico di questo viaggio. Il cielo si schiarisce mentre l’interno delle case, che sono ancora delle sagome scure, hanno finestre illuminate. La vista sul fiordo è da mozzafiato, la ferrovia lo costeggia. Il vagone è quasi vuoto, due signore in maglietta fanno colazione mentre una terza fa la maglia, la luna illumina il cielo. Dopo una lunga sosta all’aeroporto di Vaernes la linea si dirige verso l’entroterra ed al grigio del cielo e del mare si aggiungono il verde dei prati, il bianco e il rosso delle case e delle fattorie, le morbide cime delle montagne già imbiancate dalla prima neve. Una hostess mi serve la prima colazione: caffè, acqua e succo d’arancia, yogurt e panino imbottito con insalata e formaggio. Mentre tre daini corrono spaventati dal rumore del treno l’aurora (sono le 9,15) colora di rosa le nubi. Verso le dieci il sole sorge dietro un bosco di abeti, appaiono laghi ghiacciati, la neve copre tutto e il vento generato dal treno alza nuvole bianche. Si entra nella regione del Nordland, verso l’una il sole è già basso dietro le mie spalle, solo le montagne più alte sono illuminate. Si entra in una zona particolarmente fredda, il termometro del vagone indica – 5°, si incontra una bufera di neve. Al termine di una lunga galleria il turbinio finisce e il cielo rimane grigio. Vado verso il “Kafe”, la carrozza bar-ristorante, attraversando il vagone per le famiglie con tanto di spazio giochi. Mamme e papà se ne stanno seduti tranquilli mentre i bimbi corrono e giocano nella zona a loro riservata. Riprende a nevicare ma mi riscaldo con una zuppa di carne e verdure accompagnate da un calice di vino rosso. E’ l’ora del tramonto, sono circa le due del pomeriggio, le nuvole grigie si colorano di rosa e alle 15,30 è già tutto buio. Il treno va decisamente verso l’interno, la temperatura è attorno allo zero ma qui tutto, strade e prati, è completamente ghiacciato. Si supera Mo I Rana e si oltrepassa il Circolo Polare Artico. A Fauske si ritorna su un fiordo e si rivedono le luci riflesse nell’acqua del mare. Si costeggia il fiordo fino a quando viene preannunciato l’arrivo a Bodo, il terminal della linea Nord. Il marciapiede della stazione è ricoperto da un leggero strato di neve fresca. Quando arrivo alla testa del treno scende anche il macchinista e, pur lasciando il motore acceso, chiude a chiave il portello. MI saluta e rispondo con “You did a good job, bye”, ringrazia e si allontana. C’è del calore umano anche nel gelo nordico.

Il treno in partenza da Trondheim
Il sole sorge dietro boschi di abeti
Stazioni solitarie
Arrivati a Bodo il macchinista chiude a chiave il treno e se ne va

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