La Valnontey, il Sella e il Parco Nazionale del Gran Paradiso

Il Parco Nazionale del Gran Paradiso fu istituito il 3 dicembre del 1922 e per questo motivo è il più antico Parco Nazionale d’Italia. Gestito dall’Ente Parco omonimo è situato a cavallo delle Regioni Piemonte e Valle d’Aosta, comprende e circonda il massiccio del Gran Paradiso. Oltre 71.000 ettari di estensione che, assieme al confinante Parco Nazionale della Valoise, in territorio francese, rappresenta una delle più vaste aree naturali protette d’Europa. Simbolo del parco è lo stambecco (Capra Ibex) che 100.000 anni fa viveva in tutte le regioni rocciose dell’Europa centrale. Fino al XV secolo era presente in tutto l’arco alpino ma lo sviluppo delle armi da fuoco ne decretarono la sua fine. Inoltre fu vittima della superstizione e della medicina di quei tempi. Le bellissime corna ridotte in polvere erano considerate un rimedio contro l’impotenza, il sangue si riteneva potesse curare i calcoli renali, lo stomaco serviva per superare la depressione. E così nel XIX secolo la specie era scomparsa in Svizzera mentre si contavano poche centinaia di esemplari sulle Alpi italiane e francesi. La sopravvivenza della specie si deve solo alla famiglia reale italiana. Fu infatti il re Vittorio Emanuele II che nel 1856 decise di proteggere gli ultimi esemplari per la propria riserva di caccia situata in Valsavarenche dove un gruppo di guardiacaccia li proteggeva dai bracconieri. Ora vivono circa 30.000 esemplari distribuiti in tutto l’arco alpino (fonte Wikipedia). Questa è una bellissima e anomala storia dove il potere, la ricchezza e l’egoismo si sono trasformati in una grande operazione di protezione e di sviluppo delle biodiversità. Dopo quasi cent’anni di accurato lavoro dei guardia parco oggi sono presenti, oltre allo stambecco, camosci, caprioli, marmotte, volpi, e recentemente hanno fatto ritorno circa una decina di volpi. Tra quei cieli bellissimi, sopra quei boschi e tra le vette imbiancate, volano aquile reali, gipeti, fagiani, pernici bianche e tante altre specie di uccelli. Nel complesso dell’area protetta si contano 168 specie di vertebrati di cui 52 mammiferi e 101 uccelli nidificanti (fonte Ente Parco). “Rallenta il ritmo, rimani nel Parco” è lo slogan coniato dall’Ente Parco per i suoi 90 anni di attività. E noi, cittadini frettolosi e stressati, sentiamo la necessità di abbandonare i nostri normali ritmi, le nostre abitudini, i nostri difetti, e ci lasciamo travolgere dalle bellezze naturali di quest’area meravigliosa. La Valnontey porta il visitatore verso il centro di questo territorio. Metti il Gran Paradiso nel tuo mirino e sali, ti rimarrà nei tuoi ricordi per sempre. Puoi salire a piedi percorrendo un facile sentiero che parte dai Prati di Sant’Orso di Cogne oppure d’inverno puoi salire con gli sci lungo la pista di fondo. Si può salire anche in auto: si imbocca la strada dietro il Municipio di Cogne e appena si esce dal paese si entra nella stretta valle scavata dal torrente Valnontey, affluente della Grand Eyvia che incontra tra Cogne Veulla e la frazione Cretaz. Usciti dalla valletta tutto un tratto il panorama si allarga, la strada si interrompe e le auto si debbono fermare nell’ampio parcheggio. Con un po’ di fortuna, nei mesi di maggio e giugno, si possono vedere camosci o stambecchi che brucano l’erba sul prato adiacente al parcheggio. In primavera questi prati posti a basse altitudini (1.700 m circa) si liberano per primi dalla neve e l’erba fresca è un cibo utile e prelibato per questi animali. Quest’anno è molto particolare, l’inverno è stato lungo e piuttosto nevoso, la primavera è arrivata registrando la totale assenza di esseri umani. In questo modo gli animali si sono sentiti liberi di occupare tutti gli spazi. E così mi capita che, appena lasciato il parcheggio, mi trovo di fronte una quarantina di camosci che “pascolano” come semplici caprette. Appena avvertono la mia presenza fanno tutti uno scatto e indietreggiano di una decina di metri, mentre il più vicino mi guarda con sospetto gli altri riprendono a brucare l’erba. Poco più avanti inizia il breve sentiero che porta al Giardino Botanico Alpino Paradisia. Si è facilmente portati a credere che il nome derivi dal massiccio del Gran Paradiso mentre in realtà deriva dal “Giglio di Monte” (Paradisia liliastrum, liliacea), una pianta spontanea dai delicati fiori bianchi. Sorto nel 1955 per volere del CdA del Parco Nazionale del G.P. ospita più di mille specie di piante di diverse origini e tipologie. Si possono ammirare piante tipiche delle Alpi e degli Appennini, piante esotiche e officinali. Lasciando il Paradisia si imbocca il sentiero che porta al famoso rifugio Vittorio Sella del CAI di Biella. Il percorso è agevole ma richiede un certo sforzo fisico in quanto si tratta di superare un dislivello di circa 900 metri. Il sentiero si inerpica nel bosco, salite e tornanti si susseguono fino a raggiungere una cascata. Al termine del bosco si compie una lunga traversata in diagonale per portarsi a ridosso degli ultimi pendii seguiti da alcuni tornanti, tutti sotto il sole, dove la fatica si fa sentire. E finalmente il sentiero si spiana, si entra nella conca, si raggiungono le case del Parco e finalmente eccolo, il Sella. Posto sull’Alpe del Lauson a 2.588 metri slm è un ottimo punto di partenza per escursioni e trekking mentre la sera è un perfetto luogo per incontrare gruppi di stambecchi.  Fu Vittorio Emanuele II a scrivere la storia del rifugio. Arrivò in visita in questi luoghi la prima volta, solo trentenne, nel 1850 e quattro anni più tardi vi passò un lungo periodo. La caccia diventò la sua grande passione, fece così realizzare 300 km di mulattiere e 5 “case di caccia”. Una di queste fu costruita proprio sulla conca del Lauson. Umberto I continuò la tradizione del padre e fu così che grazie all’attività dei guardiacaccia il numero degli stambecchi e dei camosci crebbe notevolmente. Le battute di caccia furono riservate solo ai Savoia portando così alla scomparsa del bracconaggio. Nel 1913 il Re effettuò la sua ultima battuta di caccia, sette anni più tardi donò la riserva allo Stato Italiano che nel 1922 istituì il Parco. Nello stesso anno Emilio Gallo, all’epoca presidente del CAI di Biella, acquistò la “casa di caccia” del Lauson per trasformarla in rifugio alpino. In seguito il Gallo la donò alla propria sezione del CAI. Il rifugio fu così dedicato a Vittorio Sella, fotografo e alpinista biellese, nipote del famoso Quintino, Ministro delle Finanze e fondatore del Club Alpino Italiano (fonte: rifugiosella.com). Ora il rifugio può ospitare fino a 150 escursionisti e offre una cucina di montagna in due sale ristorante molto suggestive. Ricordo la mia prima visita, eravamo alla fine degli anni ’70, sempre con l’amico Giorgio. Ci ritornai vent’anni più tardi con mia figlia. Ogni volta che ricordiamo l’aneddoto finiamo con una bella risata. Arrivammo al rifugio particolarmente affamati e non lesinammo ad ordinare piatti con polenta e quant’altro. Quando mi presentarono il conto dissi qualcosa del tipo: a però, adesso anche i rifugi del CAI sono ben cari. La signora mi rispose gentilmente con queste precise parole: si ma erano cinque secondi ! Ebbene si, cinque secondi in due. Ci sono ritornato lo scorso anno, da solo, con questi ricordi che frullavano nella mia mente … e sorridevo tra me e me sotto i baffi. Ho ordinato solo un piatto: polenta con la salsiccetta in umido e un po’ di vino rosso. Bando ai ricordi e ritorniamo in Valnontey durante la quarantena da coronavirus. Dopo l’incontro con quella quarantina di camosci imbocco il largo sentiero che porta verso l’alta valle. Si costeggia il torrente Valnontey lasciandolo sulla destra fino a quando si arriva ad un  ponte di legno. Il cielo è terso, di colore blu intenso, che contrasta col bianco del Gran Paradiso. Imbocco il sentiero che porta verso il versante opposto della valle perché so di poter incontrare qualche animale. E difatti appena arrivo sul prato in prossimità del bosco vedo una marmotta che corre veloce e subito dopo incontro un paio di camosci. Su un masso trovo un teschio di un animale, credo sia di un camoscio. Da quella posizione il panorama è splendido: si domina la vallata, i boschetti di abeti, la testata della valle. Ma quello che mi emoziona di più è sempre il prato che tra maggio e giugno è uno splendore grazie alla miriade di fiori di tutti i colori. Sono l’unico essere umano che passeggia, il silenzio è totale, il verde dell’erba è molto intenso. Tu chiamale se vuoi, emozioniii.      

Una quarantina di camosci al “pascolo” in Valnontey – 4 maggio 2020
La Valnontey e il Gran Paradiso – 4 maggio 2020
Il Rifugio Sella – Luglio 2019

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