Lo Shinkansen dal naso rosso arriva alla stazione di Kakunodate puntualissimo. Si attraversa la campagna e le risaie per poi entrare in una zona boscosa. A Morioka sosta di circa un’ora, giusto il tempo per un caffè e qualche wapp. Un pannello grafico indica con precisione la denominazione dei treni, la loro composizione, l’orario di partenza ed il binario. Non basta, c’è anche un “voi siete quì” per capire meglio quale scala mobile imboccare e dove si fermerà il treno. Vado al binario 14 ed alle 11,46 arriva lo Shinkansen col naso verde. La carrozza 6 si ferma esattamente dove indicato sul marciapiede. Scendono i passeggeri e poi si sale, molto educatamente. Alle 11,48 si parte puntualmente, un carrello offre snack e bevande. Ho sempre il posto assegnato lato finestrino, tra un tunnel e l’altro si alternano piccole città ed aree agricole. Ora la direzione è verso Nord, il cielo rimane sempre coperto. Attorno all’una, senza alcun preavviso, si entra in una lunga galleria, interminabile. In realtà è il tunnel che attraversa il mare e che unisce l’isola principale, Honshù, ad Hokkaido. Un lungo rettilineo a doppio binario, venti minuti sotto l’acqua del mare ed una volta rispuntati all’aperto il capotreno dagli altoparlanti, in giapponese, dà il benvenuto sull’isola di Hokkaido. Mi ritrovo in mezzo ai boschi col cielo sempre coperto. A Hakoidate bisogna cambiare linea. In stazione addetti con cartelli, scritti solo in giapponese, indicano il percorso. Senza nessuna difficoltà mi ritrovo al binario 3 dell’altra linea. Un addetto mi invita ad andare alla posizione G che corrisponde alla carrozza 4. Ora il treno è più normale, anzi quasi vecchiotto, motrice diesel e sbanda parecchio. Dopo aver attraversato una zona agricola si costeggia il mare. La linea ferroviaria segue due golfi poi a Tomakomai si dirige verso l’interno, dopo un tratto soleggiato il cielo si fà completamente grigio. Alle 17,41, non un minuto prima, non un minuto dopo, il treno entra nella stazione di Sapporo.