La Ultima Esperanza, cosi’ viene chiamata Puerto Natales e l’area circostante. Questa fu una delle ultime zone abitate dai coloni europei, l’ultima speranza appunto. Circa tre ore di bus da Punta Arenas, un panorama piatto coi grandi cieli patagonici ma prima dell’arrivo incominciano a vedersi le montagne all’orizzonte. Bellissimo il panorama sullo stretto, in acqua molti cigni bianchi dal collo nero. Per prima cosa un “full day”, come viene chiamato qui’, che significa una escursione al Parco delle Torri del Paine. Un’ora di bus e si arriva ad un incrocio dove ci sono la stazione dei Carabineros de Chile in bianco e verde, due o tre case, un bar ed un negozio. Si lascia l’asfalto e si prosegue lungo uno sterrato di terra bianca che si alza al passaggio di ogni veicolo. Si attraversa la pampa e le montagne si avvicinano, si incontrano molti guanocos (animali simili ai lama, tipici della Patagonia) e dietro ad una collina, tutto ad un tratto, appaiono le stupende Torri del Paine e la Montagna Grande, piu’ sotto il lago di Sarmiento dove tutto si riflette. Si arriva alla cascata del Paine con arcobaleno incluso. Oggi il cielo e’ azzurro e completamnete nitido. Natalia, la accompagnatrice dell’escursione, ci informa che oggi e’ la piu’ bella giornata di tutto il mese di febbraio ! Il “lucky man” viene riconfermato. Proseguiamo per un’altra ora tra panorami splendidi e laghetti dalle acque cristalline. Arriviamo presso una seconda cascata, sullo sfondo la Montagna Grande. Ancora strada bianca e si arriva al lago Pehoe’ dove c’e’ un grande albergo costruito su un’isoletta in un luogo incantevole. Sosta in una estancia, la sala da pranzo ha ampie vetrate con vista sulle montagne. Viene servito un pollo con verdure ed un vino rosso, un caffe’e si riparte. Sosta imprevista, la ruota anteriore destra e’ bucata, l’autista nel giro di venti minuti la sostituisce. Il cielo e’ ancora azzurro ma arrivano le prime nuvole bianche che completano i maestosi panorami. Arriviamo al Grey Lake. Camminando si attraversa il bosco e poi appare una lunga striscia di sabbia e ghiaia di origine morenica che divide il lago. A destra un colore grigio rotto dal bianco di un piccolo iceberg. A sinistra si vede tutto il lago in controluce e sullo sfondo il ghiacciaio che scende dalla montagna fino a lambire le acque del lago. E’ gia’ pomeriggio avanzato ed il vento e’ gelido. Ultima sosta alla Cueva del Milodon, un luogo con una storia millenaria. Una grande grotta formata all’epoca glaciale e successivamente scavata dal mare, in seguito e’ diventata luogo dove viveva il milodon, un animale da due tonnellate scomparso circa 10.000 anni fa. Allora lo Stretto di Magellano e la Terra del Fuoco non esistevano, tutto era unito al continente. La sera si rientra ed al ristorante Ultima Esperanza mangio un’ottima zuppa di pesce. La mattina successiva parto di buonora per la “navigazione”. In pullman si arriva al punto di imbarco. Ci attende la “21 de Mayo III”, una imbarcazione che accoglie un centinaio di passeggeri. Ritrovo una coppia di cileni in vacanza che praticamente mi adotta. Alla partenza il cielo e’ ancora un po’ cupo, i forti colori si riflettono in acqua, qualche squarcio di azzurro non manca. Durante la navigazione il vento e’ forte e gelido, quando si esce per ammirare il panorama e’ necessario coprirsi bene. Dopo una ora e mezza raggiungiamo una colonia di cormorani che ha colorato di bianco la roccia della costa. L’acqua del lago si colora di verde ed arriviamo di fronte a due bellissime cascate che gettano l’acqua gelida direttamente nel lago. Stiamo navigando lungo il fiordo Ultima Esperanza, profondo circa 80 km. Arriviamo di fronte al ghiacciaio di Balmaceda, qui si nota con molta evidenza il processo di riduzione dei ghiacciai. Negli ultimi 40 anni il ghiacciaio si e’ ridotto di una cinquantina di metri. Ora il cielo e’ molto grigio, il vento e’ sempre molto freddo. Arriviamo in prossimita’ del Glaciar Serrano. Si sbarca, venti minuti di cammino lungo il lago ove galleggiano blocchi di ghiaccio e si arriva di fronte al ghiacciaio. Un piccolo Perito Moreno, questo ghiacciaio arriva al mare e di tanto in tanto delle pareti ghiacciate si staccano con un grande boato. Meraviglioso. Il cielo coperto a volte si apre, raggi di sole colpiscono il ghiacciaio ed il lago cambiando notevolmente i colori. Ad un certo punto il lago diventa di colore grigio, straordinario. Un’ora di navigazione mentre ci viene offerto un whisky con ghiaccio ! Si, prima di pranzo, e sbarchiamo alla Estancia Perales. Piove acqua gelida ma entriamo nella sala ristorante dove ci viene servita una zuppa calda ed un asado di agnello, salsicce e pollo. Un buon Carmenere completa il tutto. Si riprende la navigazione verso Puerto Natales mentre il vento cessa ed il cielo si apre. Ceno alla Mesita Grande, una pizzeria con forno a legna dove si servono anche pasta e gnocchi. Qui’ sono stupito nel vedere come vengono mangiate le tagliatelle, chi col cucchiaio dopo averle avvolte sulla forchetta, chi tagliandole a pezzetti da 1 / 2 centimetri. Un insulto alla nostra tradizione ma va apprezzato questo gusto di gradire le nostre specialita’. Io scelgo tagliatelle alla bolognese, la pasta e’ fresca e ben cotta ma il ragu’ e’ completamente senza carattere.
Ciao Oscar. Bellissimo! Anche me è capitato di vedere una ragazza a Berlino mangiare gli spaghetti col cucchiaio dopo averli arrotolati sulla forchetta, ma di ghiacciai che scendono in mare a fare il bagno mai. Chissà in futuro……..
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