A Bali praticamente non ci sono mezzi di trasporto pubblici. Per visitare l’isola sono quindi costretto a noleggiare un’auto con autista, un giovane ragazzo che ha lavorato alcuni anni a Praga. Attraversiamo tutta l’isola da Sud a Nord per arrivare in prossimità del vulcano Gunung Batur la cui enorme caldera include anche un lago. Sul versante occidentale, nei pressi di Kintamani, ci sono delle sorgenti calde dove è stata costruita una specie di spa all’aperto. Piscine e pozze con l’acqua calda sorgiva che sgorga dalle proboscidi di elefantini di tutte le dimensioni e colori, dal viola al giallo. Mi immergo nelle calde acque e dalla piscina più avanzata si gode il bellissimo panorama della verde vallata che termina col cono vulcanico con la vetta racchiusa tra le nuvole. Il cielo è coperto, piove solo per qualche minuto mentre pranzo dopo il bagno. Ripartiamo per raggiungere Pura Tirta Empul un tempio buddista in stile baliano. Il tempio risale alla fine del I millennio ed è costruito in perfetto stile baliano con statue, portali, immerso nella natura equatoriale. La caratteristica di questo tempio sono le famose sorgenti sacre ritenute dotate di poteri magici. Le sorgenti sgorgano in due vasche affiancate con elefanti in pietra ai lati. I getti d’acqua “sacra” sono allineati e fatti in modo che i fedeli possano fare le loro abluzioni entrando nelle vasche e passando da un getto a quello successivo. Il livello dell’acqua arriva più o meno alla vita cosi i fedeli fanno scorrere l’acqua dalla testa lungo il busto. Le donne entrano in acqua totalmente vestite con i bambini in braccio mentre gli uomini, come al solito, sono belli comodi ed anche a torso nudo. Più avanti alcuni altari dove i fedeli vanno a farsi benedire da un monaco vestito di bianco. A mani giunte i fedeli ricevono la benedizione che consiste in un getto d’acqua sul capo, molto simile al rito cristiano. Un’oretta d’auto ed arriviamo nella valletta dove ci sono le risaie a terrazzamenti. Una valle profonda circa cento metri, e larga poco più, è stata completamente terrazzata per poter coltivare il riso. Alcune risaie hanno le piante alte mezzo metro circa con il riso pronto da raccogliere, altre hanno le piantine già tagliate. L’acqua, elemento necessario per questa coltivazione, scorre attraverso dei piccoli canali dall’alto verso il basso. Tutto attorno una ricca vegetazione dove prevalgono palme e bambù. Mi trovo sulla strada piena di negozietti e ristorantini e provo a passare sul lato opposto della valle. L’unico sentiero che trovo è troppo ripido e scivolo, rinuncio. Vengo poi fermato da due ragazzine che si propongono di farmi da guida, sono così simpatiche che accetto la proposta. Naturalmente loro conoscono un passaggio ripidissimo ma percorribile, scendiamo così fino a fondo valle. Superiamo un ponticello costruito con legno e bambù e subito dopo in una capanna una signora pretende il pagamento di 5.000 rupie (3,30 €) per il mantenimento del ponte. Ora saliamo tra le terrazze lungo un sentiero ed arriviamo presso un’altra capanna dove un signore ci chiede un altro pedaggio per il mantenimento del sentiero, incredibile ! Altre 10.000 rupie. Arriviamo così al termine del sentiero e ritorno sulla strada asfaltata dove mi attende l’autista. Con piacere dò l’importo pattuito alle due simpatiche ragazzine che mi promettono di dividersi l’importo da amiche, non ho dubbi e pago con un sorriso. Anche qui tutto organizzato per sfruttare il turista, va aggiunto che l’autista ha pagato altre 10.000 rupie per transitare sulla strada della valletta. Riconosco che la zona è particolarmente suggestiva ma mi emozionava di più vedere qualche terrazza, anche in pianura, dal finestrino del treno.