Mandalay, la vecchia capitale

Mandalay è stata la residenza del re Konbaung che ha dovuto cedere i suoi poteri agli inglesi poco più di cent’anni fa e recarsi in India in esilio. Al centro della città sono visibili le ben conservate mura del palazzo reale la cui area centrale è stata totalmente distrutta a colpi di bombardamenti. Attorno alle mura, il cui perimetro è di circa quattro kilometri, corre un largo fossato sulle cui acque si riflettono le torri a pagoda e le mura stesse. La città non offre molto ma alcuni monumenti sono di grande interesse. In primo luogo va segnalata la pagoda Kuthodaw da qualche anno protetta dall’UNESCO. Una enorme struttura a base geometrica con al centro un grande stupa dorato circondato da stupa più piccoli. Nell’area cirostante 729 cappelle bianche ognuna delle quali ospita una pagina di marmo iscritto. Le 729 pagine di marmo costituiscono il più grande libro del mondo. Seconda per importanza dopo la pagoda di Yangoon è il tempio Mahamuni che nella sua area centrale ospita una enorme statua del Buddha col viso di bronzo ed il corpo completamente ricoperto da foglioline d’oro che i fedeli incollano con molta cura quotidianamente. Anche qui, come al Golden Rock, l’oro può essere donato dai soli uomini che si arrampicano lungo una stretta scaletta metallica mentre le donne possono assistere alle operazioni dal fondo del tempio o attraverso degli schermi televisivi. In automobile ci portiamo sul lato occidentale del  Ayeyarwaddy River percorrendo il lungo ponte in ferro. Colline verdi piene di templi, stupa di diverse dimensioni, alcuni bianchi, altri dorati. Sulla cima della collina più alta, dalla quale si gode un bellissimo panorama, visitiamo un tempio che ospita 45 statue di Buddha allineate lungo un semicerchio. Nel pomeriggio breve navigazione sull’Elephant River, sul fiume incontriamo canoe e battelli adibiti al trasporto di ogni tipo di merce. Molto particolari sono le barche a motore che trainano delle estese zattere di legno dove “l’equipaggio” passa le giornate all’ombra di una capanna che li ospiterà anche nel corso della notte. Non mancano i panni stesi al sole. Arriviamo a Mingun dove visitiamo una pagoda voluta dal re Bodawpaya. La struttura a pianta rettangolare avrebbe dovuto raggiungere i 170 metri d’altezza ma il re morì prima del completamento dell’opera. Il suo successore interruppe la costruzione ed in seguito un terremoto ha aperto delle profonde crepe nella roccia. L’interno però è rimasto intatto. Nella piccola cappella ricavata tra la roccia troviamo un Buddha con le offerte lasciate dai fedeli ed un monaco seduto davanti un basso scrittoio che raccoglie soldi per la beneficienza. Passeggiando lungo la strada ci fermiamo a dare due calci al pallone fatto con le foglie secche assieme ai ragazzi del paese. Più avanti troviamo la campana più grande del mondo dal diametro maggiore di 5 metri. Davanti la campana una iscrizione su marmo dietro il quale spunta il viso di un bellissimo bimbo sorpreso da questo gruppetto di turisti che lo fotografa come fosse una diva di Hollywood. Rientramo in città in battello bevendo una birra fresca mentre il sole scompare dietro le colline. Visitiamo anche la antica capitale Amarapura dove troviamo il ponte in tek più lungo al mondo. 1200 metri di legno, praticamente una lunga passerella sorretta da tronchi che poggiano sul fondo del lago e degli isolotti. Tutto attorno si svolge la vita quotidiana di sempre: pescatori su canoe, contadini al lavoro che arano la terra aiutati da due buoi di colore bianco, centinaia di anatre si muovono alla ricerca del cibo tra le basse rive e l’acqua. Sullo sfondo, oltre i prati verdi e le terre coltivate, si intravedono degli stupa bianchi che si riflettono nella dolce acqua del lago. Cinque minuti d’auto ed arriviamo al monastero Mahagandadayong che ospita circa mille monaci di tutte le età. I giovanissimi sono vestiti di bianco mentre i ragazzi e gli adulti con la tipica veste buddista. Sono le 10,30 del mattino quando i monaci allineati su due file percorrono le stradine interne per andare al refettorio. Ognuno di loro tiene tra le braccia un vaso che contiene le donazioni ricevute lungo la questua effettuata la mattina. Mentre sfilano davanti a curiosi e turisti c’è chi offre dolci e caramelle. Terminata la lunga sfilata vediamo i monaci seduti a tavola che consumano il loro pranzo, l’ultimo della giornata dopo una colazione ricevuta prima dell’alba. Verso sera ci portiamo sulla cima del Mandalay Hill dove sorge un tempio. Il luogo è pieno di turisti e di birmani che attendono il tramonto. Lentamente il sole si nasconde dietro le colline colorando il cielo di rosso mentre sul lato opposto sorge una luna praticamente piena. Chiudiamo la nostra permanenza a Mandalay assistendo allo spettacolo tradizionale delle marionette. La tradizione delle marionette in Myanmar risale ad alcuni secoli fa, da venticinque anni un gruppo di artisti ha ripreso questa tradizione ed il risultato è straordinario. Con musiche dal vivo le marionette vengono mosse con scaltrezza, velocità ed armonia. Animali che corrono lungo il palchetto, scontri tra guerrieri, danzatrici. Uno spettacolo davvero emozionante, il ristretto pubblico presente applaude lungamente.

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